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Tarallucci e vino
Di Francesco Grillo (del 31/08/2006 @ 14:47:11, in  Calcio, linkato 927 volte)

È vero, non volevo parlare più di calcio. Nonostante il fatto che la Juventus continua per me ad essere importante (anche se mi dispiace non poter sapere dal Presidente del Tribunale Amministrativo se ritiene che questo “processo” sia stato giusto). Nonostante che continuo a pensare che il calcio sia una “rappresentazione” efficacissima di quello che è la vita. Nonostante il fatto che l’ultimo scandalo riesca ad essere persino più di una metafora della società italiana: in effetti quest’ultima vicenda finisce con il far comprendere in maniera chiara alcune questioni che pure avevamo confusamente percepito.

In questa storia particolarmente importante mi sono sembrate le dichiarazioni rilasciate dal presidente della FIGC nell’intervista a Repubblica del 17 Agosto. E francamente mi ha molto sorpreso sentire l’ex presidente della Consob paragonare la federazione ad un “club privato”.

Questa è probabilmente la questione centrale. Cosa è il calcio? È un club privato, come quelle discoteche a Piccadilly – come suggeriva mattone in un commento al mio post del 17 luglio ? Oppure una cosa che interessa milioni di persone, che muove centinaia di milioni di euro e attorno alla quale si riarticola nientepocodimeno che il sistema televisivo?

Se è la prima cosa Rossi ha ragione, ha ragione Blatter. E avevano ragione i G14 quando si volevano fare un altro “club privato” per i fatti loro. Ed anzi è quello che succederà. Prima o poi. Inevitabilmente. Se è così, però, non si capiscono molte cose. Perché, ad esempio, la polizia faccia ordine pubblico allo stadio. Come mai ci sono società quotate in borsa. Sempre in questo caso, però, scompare anche la fgci e il suo presidente perchè non ha senso che i suoi vertici siano nominati dal coni che è nominato dal governo perché non si è mai visto un governo che nomina il capo di un club privato.

Nel secondo caso se assumiamo che il calcio non è un affare privato, diventa, invece, illegale minacciare chi non accetta sentenze (maturate in un processo che è durato una settimana) e si vuole rivolgere alla giustizia ordinaria. E forse non ha senso avere regole costruite quando, appunto, il calcio aveva dimensioni completamente diverse.

Semplicissimo. E però mi pare che il Presidente sia su questi aspetti in contraddizione con se stesso. Ed è francamente sempre meno piacevole questa sensazione che persone con grandissimi curricula e però tutti da tempo in pensione siano stati utilizzati per una operazione che assomiglia molto ad un “regolamento di conti”.

Il problema vero, quello iniziale dal quale partire è che il calcio vive a metà strada, in una situazione ambigua e la sensazione è che il nuovo corso della fgci sembra neppure rendersi conto che deve decidere da che parte del guado muoversi…prima di affondare.
Io, comunque, a Mario ho già promesso che a Marzo andiamo insieme a Frosinone. Un anno esatto dopo quella sfida all'Highbury che sembra essere stata - chissà per quale motivo - l'inzio della fine.