Blog di Vision
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Romeo Henes (del 20/04/2011 @ 12:45:47, in Italia, linkato 562 volte)

L'idea sarà sviluppata da un gruppo di lavoro coordinato da Romeo Henes e Crescenzo Mariniello

Molti sono stati e sono gli sprechi che avvengono nel mare magnum dei corsi di formazione. Si impone l’obbligo di istituire una qualche forma di controllo per arginare tale dispendio di risorse.

Per questo si è proposto la costituirne di una commissione ad hoc con il compito di vigilare, controllare e valutare il reale ritorno e la ricaduta dei corsi di formazione.
 
Tra le proposte concerete:

a. Eliminare la diaria (che contribuisce in maniera determinante a trasformare i corsi in ammortizzatori sociali);

b. Prevedere un “numero chiuso” dei partecipanti, così da rispondere alla domanda del mercato;

c. Introdurre criteri valutativi dei corsi attraverso varie voci come:
• la capacità occupazionale;
• l'internazionalizzazione;
• il rapporto costo/occupato;

d. Stesura di graduatorie pubbliche e facilmente consultabili non solo delle società virtuose e “serie” nell’organizzazione dei corsi, ma anche di quelle “fallimentari”;

e. Pubblicazioni dei corsi “trainanti”, vale a dire di quei corsi che, studiati sulle reali esigenze del territorio, propongono innanzitutto la formazione di figure professionali richieste.

 

L'idea sarà sviluppata da un gruppo di lavoro coordinato da Oscar Pasquali e Teofilo De Angelis

I dati della Ragioneria dello Stato sono impietosi. Soprattutto le Regioni del Sud non riescono a spendere i fondi strutturali (40 mld di euro circa) che l’Europa dedica allo sviluppo economico.

L’idea proposta non ha essenzialmente nulla di rivoluzionario, ma si propone, per via costituzionale, di aumentare la velocità e soprattutto la qualità della spesa dei fondi strutturali.

La proposta presentata è semplice e si snoda in due punti:
1. applicare i meccanismi di sussidiarietà;
2. applicare meccanismi di premialità.

Vale a dire: in pieno rispetto dell’articolo 118 della Costituzione, qualora la gestione di dette risorse risulti inefficace, inefficiente ed antieconomica, si deve prevedere:

a.  il passaggio da un livello amministrativo inferiore ad uno superiore;
b. il passaggio dal pubblico al privato;
c.  interventi per incentivi automatici con determinati requisiti (in primis professionali ed anagrafici).

Il secondo punto, cioè in merito alla premialità, si è previsto che anche nella Regione Campania (come ad esempio già in Lombardia) vi sia una sorta di “Cabina di regia” che ha il compito di:

a. assegnare i fondi strutturali;
b. mettere in atto controlli stringenti;
c. procedere alla valutazione del “reale” impatto della spesa (che da questo punto in poi può ed anzi deve essere definita investimento) su parametri predefiniti, come ad esempio il livello occupazionale.

L’ultimo aspetto della questione affrontato è chi farà parte di questa “Cabina”; anche qui si è proposto, con la quasi totalità di comunione d’intenti, che essa deve essere monitorata assolutamente da tecnici competenti ed avulsi da ogni logica e realtà partitica e politica, per evitare cioè che la setta diventi l’ulteriore forma di lottizzazione del “potere amministrativo-politico”.

Va precisato altresì che i tecnici potranno accedervi unicamente su base meritocratica  e che la retribuzione iniziale prevista sarà molto bassa (in modo da scoraggiare chiunque cerchi una forma di sistemazione “all’italiana”) è che l’aumento non avverrà su scatti di anzianità (altro aspetto “all’italiana”) ma verrà adeguato unicamente su base premiale.

 
Di Christian Sottana (del 18/04/2011 @ 18:02:48, in Italia, linkato 553 volte)

L'idea sarà sviluppata da un gruppo di lavoro coordinato da Christian Sottana e Giuseppe Staiano

Con l’attuazione del federalismo demaniale i Comuni si troveranno a breve a gestire numerosi beni demaniali situati nei rispettivi territori; la loro valorizzazione è da un lato un impegno primario dall’altro un’opportunità unica avendo effetti diretti nella qualità di vita del cittadino ed un forte impatto socio-economico nella comunità.
 
A questo fine è opportuno:

1. favorire la creazione di reti, bilaterali e multilaterali, tra comuni o soggetti responsabili della valorizzazione di beni statali similari (a fini sociali, turistici, etc.);

2. Istituire un Premio che favorisca una propensione sinergico-positiva tra soggetti responsabili del bene per:

  • il Comune (o soggetto responsabile) che utilizza/valorizza il bene nel modo migliore dal punto di vista sia sociale (fruibilità per la cittadinanza, delle associazioni, etc.) sia economico (automantenimento del bene, creazione di reddito/entrate per il Comune, etc);
  • la rete che valorizza meglio il bene secondo indicatori da elaborare tra i quali uno è l’incremento percentuale dei turisti sul territorio.

Nell’elaborazione dell’idea va valutata l’opportunità inoltre di istituire delle agevolazioni fiscali a favore di quei comuni e di quelle reti più virtuose che decidano di condividere le proprie buone pratiche con un ente o con una rete meno virtuosa, affiancandola o magari, nel caso delle reti, accogliendola al proprio interno.

 
Di Francesco Russo (del 06/04/2011 @ 17:45:24, in Italia, linkato 775 volte)

L'idea sarà sviluppata da un gruppo di lavoro coordinato da Barbara De Rossi e Francesco Russo

Oggi come non mai è necessario impegnarsi per avvicinare la pubblica amministrazione alla cittadinanza e sostenere l’associazionismo nella realizzazione dei bisogni essenziali della stessa tramite la promozione di enti privati ed esponenziali attivi nella cura degli interessi attivi.

Per raggiungere queste finalità, si può pensare di porre in essere una Anagrafe Pubblica degli Eletti (APE), come ha fatto il Comune di Napoli - prima grande città italiana a dotarsi di un tale strumento - e di utilizzare maggiormente le nuove tecnologie per garantire una maggiore trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni. Inoltre si dovrebbe prevedere la consultazione delle comunità locali ogniqualvolta le decisioni impattano esclusivamente sul loro territorio, magari ampliando l’istituto del referendum che, si sa, in Italia è soltanto abrogativo, con altre tipologie quali il referendum propositivo (che vincola il legislatore ad emanare una legge coerente con l'espressione popolare) o quello consultivo (che permette alla popolazione di esprimere il proprio parere in merito ad una determinata questione).

Si potrebbe cominciare individuando le Amministratori locali ed i rappresentanti dei partiti pronti a supportare e sviluppare i progetti relativi all’APE, nonché a sperimentare nuove forme di democrazia partecipativa, in modo da far partire una serie di progetti pilota che dimostrino la fattibilità dell’iniziativa. Sicuramente non mancherebbero cittadini interessati a fare pressione sui propri amministratori perché importino queste buone pratiche anche nel loro territorio.

 

Area 2: Aprire la società meridionale come opportunità di sviluppo

I fondi del PON (Programma operativo nazionale) sulla Ricerca e la competitività, i più ingenti tra i Fondi Strutturali UE stanziati per l'arco temporale 2007-2013, sono ad oggi quasi inutilizzati.

L'idea è quella di lanciare immediatamente un bando internazionale per l'utilizzazione di questi fondi presso centri di ricerca, o per la costituzione di laboratori di ricerca in Enti pubblici o privati, con la clausola che almeno l'80% dei fondi vada a giovani con meno di 40 anni.

La ricerca dovrebbe svolgersi in enti situati nelle regioni meridionali oggetto del finanziamento (Regioni c.d. Obiettivo 1), i responsabili dovrebbero godere di ampia autonomia nella gestione dei fondi e dovrebbero essere valutati ex post sulla base dei risultati ottenuti e con criteri chiari stabiliti prima dell'assegnazione del finanziamento.

Più in generale, vorremmo poter entrare nel merito di come utilizzare al meglio questi fondi, che risultano ad oggi decisamente sottoutilizzati (ne sono stati impiegati 915 milioni sui 6 miliardi a disposizione).

Compatibilmente con i vincoli imposti dall'Unione Europea, si potrebbe pensare di stanziarne una parte a finanziamento di un grande programma di borse post-dottorali, di assegni di ricerca e di posti di ricercatore a tempo determinato presso Università del meridione.

Inoltre, i Fondi dovrebbero essere destinati particolarmente al Sud, per rendere le Università del meridione centri di attrazione per gli studenti ed i ricercatori d’Europa e dei paesi del Mediterraneo, con l’intento esplicito di invertire la tendenza che vede le Università del nord Europa (o degli Stati Uniti) come unica scelta possibile per le specializzazioni ad alto contenuto scientifico. A tal fine, bisognerebbe individuare alcuni ambiti scientifici (Diritto dell’UE e dell’immigrazione, Navigazione e trasporti, Energie rinnovabili…) sulla base delle competenze di cui il Sud ha grande bisogno e che, per altro verso, lo renderebbero molto più attraente per gli investimenti e capace di fornire professionalità agli investitori su entrambe le sponde del Mediterraneo. In tali materie bisognerebbe invitare le Università (anche in forma associata) ad organizzare master in lingua inglese, programmi di dottorato e di post-doc per studenti selezionati con bandi pubblici internazionali.

Ciascun corso dovrebbe avere l’obiettivo di diventare entro 5-10 anni il punto di riferimento europeo e mediterraneo per la disciplina di cui si occupa, così da attirare i migliori docenti, ricercatori e studenti della materia. Non è un’impresa impossibile, vi numerose e consolidate esperienze di Università europee (in paesi non di madrelingua inglese) che dimostrano come si possa far diventare i propri centri di ricerca un punto di riferimento mondiale per una determinata disciplina. Si pensi soltanto all’Università di Leiden per il Diritto tributario internazionale e a quella di Barcellona per le tecnologie applicate.

Le città del Sud, per dimensione e tradizione culturale, possono essere il luogo ideale per sviluppare un florido ambiente per il confronto e la ricerca, inoltre i Fondi rappresenterebbero un’opportunità per responsabilizzare le giovani risorse presenti nelle regioni meridionali.

 
Di Admin (del 06/04/2011 @ 16:19:53, in Italia, linkato 471 volte)

Area 3: Dare senso e forza alla democrazia

Per rivitalizzare la politica, si propone un nuovo meccanismo di democrazia rappresentativa partecipativa, denominato doparie (http://doparie.it). Si tratta di procedure simili alle primarie, ma che si svolgono all'interno di partiti o coalizioni politiche dopo le elezioni, non per scegliere candidati ma per prendere decisioni cruciali e controverse. Le doparie possono essere organizzate al massimo una volta all'anno, dall’alto (i leader politici o gli organi di partito consultano i propri iscritti o elettori) o dal basso (raccolta di firme). Questa idea è alla base di un progetto di ricerca scientifica che Raffaele Calabretta, ricercatore del Cnr di Roma, svolge in collaborazione con la Yale University.

Ideate nel 2005, le doparie sono poi entrate nello statuto del PD col nome di "referendum interni" (articolo 27), e hanno fatto parte di tutte e tre le mozioni congressuali 2009 (nella mozione Marino si parlava di "partito primario e dopario"). Anche nel PDL, dopo due articoli di Mario Pirani su Repubblica, nel marzo 2009 è stata approvata,  nello statuto, la possibilità di organizzare “consultazioni via internet” (articolo 10), e lo stesso è accaduto con il recente statuto di FLI. In realtà, le doparie vere e proprie non sono elettroniche ma fisiche, e precedute da una fase fondamentale di approfondimento e dibattito, in cui c'è uno scambio argomentato tra le diverse posizioni riguardo al tema oggetto di doparia.

I sostenitori di questa iniziativa non mancano: negli ultimi due anni, ai numerosi incontri sulle doparie in giro per l'Italia  hanno partecipato, tra gli altri, Goffredo Bettini, Sandro Gozi, Giuseppe Civati, Mina Welby, Carlo Leoni, Filippo La Porta, Roberto Roscani, Pippo Callipo, Bruno Mellano, Sergio Bellucci, Paolo Franchi, Gianfranco Pasquino e Flavia Perina. Hanno aderito alla “petizione per le doparie Ignazio Marino, Margherita Hack, Antonio Di Pietro, Oliviero Beha, l’associazione “Ammazzateci tutti”, Clara Sereni, Walter Vitali, Tana de Zulueta, Alfonso Berardinelli e Mimmo Locasciulli, nonché moltissimi giovani appartenenti a partiti di destra e di sinistra raccolti, tra  l’altro, in un gruppo su Facebook.

Delle doparie si è parlato su tutti i maggiori media nazionali e anche su El Paìs (vedi rassegna stampa). In Sicilia, Enzo Bianco e altri esponenti del PD siciliano hanno consegnato recentemente le firme per la prima "doparia" regionale, sulle alleanze in regione.

 
Di Romeo Henes (del 06/04/2011 @ 15:41:24, in Italia, linkato 495 volte)

Area 1: Dare concretezza al merito

L'evasione fiscale è il vero cancro del Sud e dell'Italia tutta. Che tutti i cittadini contribuiscano, pur in modo progressivo come prevede il nostro ordinamento,  alla spesa pubblica è non solo un presupposto basilare di ogni democrazia sana, ma soprattutto il punto di inizio per potere iniziare a parlare di una riduzione della pressione fiscale e di un miglioramento dei servizi.

La mia proposta ha per obiettivo la creazione di personale ausiliario che lavori in stretto coordinamento con la Guardia di Finanza al fine di ridurre drasticamente l'evasione fiscale.

Gli ausiliari, diffusi in modo capillare sul territorio, aiuterebbero ad accertare reati e frodi fiscali tramite un'azione continua di controllo. La retribuzione di queste figure sarebbe legata ai risultati ottenuti, ovvero mediante l'assegnazione di una percentuale (10-20%) sulle sanzioni riscosse. In questo modo si otterrebbero vari risultati: (i) un ritorno economico enorme per lo Stato e/o le amministrazioni locali; (ii) un ritorno economico per i privati, con la creazione di occupazione e (iii) un rafforzamento del potere dello Stato sul territorio. Gli ausiliari agirebbero in borghese, in modo da creare un forte effetto deterrente per gli evasori.

Per rendere operativa una proposta del genere è necessario creare una task force interna alla Guardia di Finanza che gestisca la formazione e il coordinamento degli ausiliari, che agirebbero un po’ come gli ausiliari del traffico che sono già all’opera nelle nostre città.

Certo, servirebbe una legislazione ad hoc che disciplini la professione, nonché una classe di decisori politici in grado di non tenere conto delle inevitabili resistenze di esercenti, aziende e liberi professionisti. Questi “capitani coraggiosi”, però, potrebbero sicuramente contare sull’appoggio di Forze dell'Ordine, cittadini (onesti) ed istituzioni - nazionali e locali - virtuose.

 
Di Francesca Cima (del 06/04/2011 @ 15:32:03, in Italia, linkato 333 volte)

Area 1: Dare concretezza al merito

Dare concretezza al merito anche nelle pubbliche amministrazioni significa, da una parte, inserire incentivi per chi ottiene buone prestazioni o migliora partendo da situazioni di difficoltà e, dall'altra, prevedere conseguenze laddove le risorse pubbliche risultino male utilizzate e i livelli di servizio  minimi non siano raggiunti.

Gli incentivi, poi, possono essere resi ancora più intelligenti (capaci, cioè, di raggiungere il proprio obiettivo) trasformandoli da semplici premi monetari da attribuire a chi raggiunge determinati livelli di prestazione, in compensazioni per chi – “portatore di buona pratica” – si impegna a condividere le proprie competenze (o modelli organizzativi) con le amministrazioni che si trovano in difficoltà. D’altra parte le conseguenze per chi ha “fallito” sono più accettabili se, invece prendere la forma di sterili punizioni, si concretizzano in opportunità di miglioramento, ovvero nella necessità/obbligo di aprire la gestione dell’amministrazione alla collaborazione con chi ha avuto buoni risultati.

Un meccanismo di questo genere può funzionare facendo leva sulle forti differenze di prestazioni che studi come quello di Vision ha identificato tra università, aziende sanitarie, scuole e territori. Tali differenze esistono tra l’altro a parità di risorse, di regole e di contesto territoriale e, dunque, anche tra le stesse regioni del Sud.

Tuttavia, per evitare che meccanismi di questo genere vengano svuotati di contenuto e trasformati in  cerimoniali, si devono (i) definire dei criteri oggettivi sulla base dei quali identificare le amministrazioni virtuose e quelle che necessitano di essere guidate; (ii) identificare gli obiettivi da raggiungere ed i tempi da rispettare con l’azione di tutoraggio; e, infine (iii) stabilire chiaramente quale è il ritorno economico per l’amministrazione trasferente e quali sono gli obblighi dell’amministrazione adottata.

Per far ciò, è necessario creare una task force (magari presso dipartimento funzione pubblica) che definisca tali criteri, differenziandoli per grandi segmenti di amministrazioni interessate, ovvero innanzitutto università , ospedali  e scuole. Il tutto tenendo presente che la condivisione/trasferimento di competenze potrebbe avvenire dal Nord al Sud ma anche tra amministrazioni del Sud o da amministrazioni del Sud a quelle del Nord.

I fondi per porre in essere un’operazione di questo tipo sarebbero generati dall’operazione stessa sotto forma di risparmi.

Certo, ci vorrebbe un’ottima strategia comunicativa, per avviare un progetto del genere, per evitare che venga percepito come una (nuova) forma di “colonialismo” del Nord sul Sud.

 

AREA 1: Dare concretezza al merito

Per rispondere concretamente alla bassissima prestazione occupazionale delle regioni del Sud è necessario sviluppare un forte orientamento ai risultati da parte di chi gestisce servizi finalizzati all’aumento dell’occupazione.

“La formazione serve per pagare lo stipendio ai formatori”. Ad esprimersi in questa maniera fu, qualche anno fa, il presidente della regione Campania, Bassolino. Tuttavia, rispetto a questa situazione certamente scandalosa – perché tale fallimento negli strumenti di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro si materializza a fronte di un dato che vede Puglia, Sicilia, Campania e Calabria agli ultimi quattro posti tra le regioni europee per tasso di occupazione – nulla è stato realmente fatto. Ci si è limitati alla denuncia, e ciò chiama in causa un’intera filiera di istituzioni (province, centri per l’impiego, regioni, ministero del lavoro) responsabili nel settore, a cui si aggiunge la Commissione Europea che coordina l’attuazione del Fondo Sociale Europeo, uno dei principali strumenti finanziari di queste politiche.

Per passare ad un orientamento ai risultati si deve sviluppare un sistema di monitoraggio che sia in grado di registrare il numero di persone a cui viene dato lavoro dalle diverse agenzie coinvolte. Di conseguenza la retribuzione dei formatori potrebbe (e dovrebbe) basarsi sul numero di persone (eventualmente con priorità in termini di segmenti) che, dopo aver seguito il loro corso, trovano lavoro e, soprattutto, ce l’hanno ancora dopo due o tre anni.

Per far ciò sarebbe necessaria una task force, con sede presso il Ministero del lavoro, in grado di sviluppare sistemi di monitoraggio ed incentivi, nonché di monitorare effettivamente gli interventi e, soprattutto, i risultati. I partner ed i sostenitori, siamo sicuri, non mancherebbero: a partire da studenti e famiglie, passando per la forza lavoro -veramente in cerca di lavoro-, le donne e gli immigrati, fino a raggiungere le amministrazioni virtuose e, non ultime, le società private di incontro domanda e offerta di lavoro.

 

AREA 3: Ridare senso e forza alla democrazia

E se la (annosa) questione dei rifiuti fosse una questione di responsabilità individuale? Se si potesse, in questo ambito, effettuare una negoziazione trasparente tra comunità rispetto alle decisioni relative a come allocare una conseguenza (quasi) inevitabile dello sviluppo, una esternalità con cui dobbiamo imparare a fare i conti?

Vision pensa che, (ri)scoprendo la responsabilità individuale (e delle famiglie) vada incentivata la capacità di acquistare meno, a parità di consumo, ovvero di evitare gli sprechi. Si deve cominciare col produrre meno rifiuti, a parità di acquisiti, risolvendo il problema degli imballaggi, e si deve aumentare la qualità dei rifiuti che produciamo (a parità di quantità) affrontando il problema della differenziazione degli stessi e del rispetto dei criteri che essa richiede. A supporto della buona volontà e della responsabilità individuale (che, a volte, viene meno) si potrebbe ripensare il criterio di pagamento per il servizio di nettezza urbana (attualmente legato al criterio della dimensione della casa che nulla ha a che fare con le tre capacità stesse) per legarlo alle performance degli individui/nuclei familiari.

Inoltre, le comunità devono essere coinvolte nei processi decisionali riguardanti i rifiuti, prevedendo consultazioni popolari in merito alle decisioni di ospitarli o meno sul proprio territorio, e sviluppando una borsa telematica nella quale le collettività che producono più rifiuti di quanti possano ospitarne acquistano dalle altre siti per lo smaltimento, mentre quelle che possono accogliere più rifiuti di quanti ne producono possono offrire alle altre spazi per lo smaltimento, dietro fissazione di un prezzo.

Certo, la criminalità organizzata che ha tramutato i rifiuti in un affare d’oro, alcune amministrazioni non proprio virtuose e tutti coloro che non credono a forme di democrazia partecipativa non approverebbero le nostre idee.

 
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