Blog di Vision
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Valeria Chiappini (del 24/05/2012 @ 17:13:00, in Italia, linkato 707 volte)

La spending review porrà il Paese a un bivio, e molto del nostro futuro dipenderà probabilmente dalla direzione che l’Italia vorrà e saprà scegliere.

I tagli alla spesa riconosciuti da tutti come indispensabili per ridurre o almeno contenere il debito pubblico possono infatti essere prodotti in due modi: riducendo i servizi erogati dalla macchina dello Stato oppure rendendo quella stessa macchina più efficace ed efficiente.

Questo secondo scenario – l’unico davvero auspicabile per chi, come chi scrive, crede ancora in quello che ZygmuntBauman chiama “social state” – richiederebbe una rivoluzione copernicana nella filosofia e nella prassi della burocrazia italiana. Ridare efficacia – e dignità – alla macchina dello Stato implicherebbe infatti, in ordine sparso: reclutamento del personale secondo criteri imparziali e oggettivi, riconoscimento del merito e meccanismi premiali, indipendenza dei manager pubblici dalle ingerenze politiche, focalizzazione sui diritti e i bisogni del cittadino, flessibilità e capacità di mettere in campo comportamenti adattivi. L’elenco non è, ovviamente, esaustivo.

La possibilità di innescare questa rivoluzione copernicana è condizionata alla capacità di ricondurre gli sprechi a precise disfunzionalità della macchina burocratica, e colpire tutti e soli gli “eccessi di spesa” che possono essere ricondotti a tali disfunzionalità (evitando cioè di penalizzare le voci di spesa anche ingenti ma ben gestite e rispondenti a effettivi bisogni della popolazione). L’effetto sarebbe auspicabilmente quello di indurre nella pubblica amministrazione una reazione di autoriforma, in assenza della quale possiamo immaginare che si deciderebbe alloradi procedere a un taglio netto dei presunti “rami secchi” (l’altro scenario da cui eravamo partiti).

Qualsiasi riforma richiede tuttavia prima di tutto volontà: la volontà dei signori e signorotti disseminati ai vari livelli della pubblica amministrazione di capovolgere la propria gerarchia di valori anteponendo il bene comune alla clientela; ma prima ancora la volontà politica del governo di non lasciare a se stessoun organismo burocratico che potrebbe non disporre degli anticorpi necessari per innescare un processo di autoriforma.

Se mancherà questa volontà politica di accompagnare la pubblica amministrazione in un processo di rinnovamento e si procederà invece senz’altro ai “tagli”, la prognosi della spendingreviewnon potrà che essere critica. Lo scenario di un radicale e progressivo smantellamento dei servizi oggi garantiti dallo Stato acquisterebbe una probabilità inquietante. E inquietanti sarebbero soprattutto le conseguenze di una riduzione del welfare state in un momento di estrema fragilità di ampie fasce della società italiana.

Anche concedendo al conservatore Monti il beneficio del dubbio, è tutto fuorché certo  – nel Paese che in 150 anni di storia unitaria non è riuscito a colmare il divario di sviluppo del Mezzogiorno –  che si riuscirà a sanare l’apparato dello Stato dalla sua disfunzionalità inerziale e dalla sua combattività clientelare.  Vero è che la minaccia di crollo della moneta unica rende il nostro “redderationem” impossibile da procrastinare.  Non resta che sperare nella capacità di reazione di cui - si dice - gli italiani sono capaci nelle emergenze.

 
Di Giancarlo Sforza (del 23/05/2012 @ 14:02:07, in Italia, linkato 790 volte)

Stiamo vivendo una crisi finanziaria globale! Ed in Europa ce n'è una particolarmente pressante per l’Euro! Che sia speculazione o crisi del mercato ha poca importanza. Anche la Cina inizia a sentirne il fiato sul collo. Forse eminentemente monetaria o forse perché questa Europa è solo una somma di nazioni e non ha un’unica identità economica, culturale e politica, certo è che il Vecchio Continente appare pachidermico nei suoi movimenti.
In Italia, in questa situazione, tale lentezza diviene immobilità!

La struttura portante del Paese non riesce a dare risposte immediate e concrete, alle importanti sfide del mercato mondiale. In trenta/quaranta anni si è prodotta una classe dirigente (a parte importanti eccezioni) mediocre, non all’altezza, paralizzata e che non riesce a trovare soluzioni che possano contrastare il processo in atto.

Attenzione, il problema non è solo politico, inteso in termini di partiti e coalizioni, di deputati, senatori o ministri, assessori e consiglieri, la carenza ha uno spettro a 360°: è la totalità della classe dirigente (mi ripeto, con le dovute eccezioni) a presentare gravi lacune.

Certamente quella politica, nel senso stretto del termine, è particolarmente noiosa, ma sono gli stessi imprenditori, i burocrati (a più livelli), le stesse lobby (economiche, etiche e sociali), e via elencando, quanti hanno il men che minimo potere, che in altri paesi riescono a mantenere primario l’interesse nazionale, qui da noi, costoro, risultano inermi, alienati dalle stesse poltrone sulle quali spadroneggiano.

Ed è facile comprenderlo, basta alzare lo sguardo, per un solo attimo, e sbatti contro la benzina più cara d’Europa, l’energia elettrica più salata dell’UE, la giustizia più lenta e dispendiosa, banche, assicurazioni, bilanci pubblici e privati gonfiati e truccati, ospedali ed un sistema dei sistema dei trasporti obsoleti ed inefficienti, le retribuzioni, la pubblica amministrazione lenta ed inefficace, corrotta e consociativa, etc.

Dunque, ci si trova con un significativo ritardo rispetto agli altri partner europei e mondiali (con i quali l’economia e la finanza mondiale ci confrontano) ma, cosa ancor più grave, nessuno appare in grado di fare un passo indietro e proporre, nel proprio ristrettissimo campo di “competenza” una soluzione che possa dare un qualche sollievo all’Italia. A parte rare, ma importanti, eccezioni!

Ecco perché siamo sotto tiro, facile bersaglio di speculatori senza scrupoli, tesi solo ad accumular denaro: perché abbiamo un fronte aperto particolarmente ampio (un angolo giro) senza avere alle spalle una retroguardia che possa alleviare i continui attacchi.
Finiti i tempi in cui guidava la classe dirigente formatasi nel Ventennio, i successori, piccoli e mediocri, hanno pensato solo a coltivare il proprio orticello casalingo, facendo terra bruciata tutt’intorno, ignorando gl’interessi generali della Nazione.
In questo marasma, di cui è difficile comprenderne la composizione materica, l’attuale governo politico del Paese può apparire una novità; forse rappresentante (più o meno occulto) di una lobby, forse solo di se stesso, ma, certamente, degno di attenzione (fosse solo per le facce nuove con le quali si è presentato), pur sempre mista ad una marcatura, stretta.

Giova ritenere che, nonostante ciò, il Paese c’è, è presente, pronto a ripartire ed a risorgere e che i millenni sin qui trascorsi non sono stati vacui e vuoti e, come tali, non potranno essere gettati con facilità nella differenziata.

Al Presidente Monti, come a quanti amministrano e gestiscono ai vari livelli, come pure ai giovani (innocenti vittime dell’insipienza dei propri padri) spetta l’arduo compito di riformare tale classe dirigente, quella del domani (si badi bene, non del dopodomani!), che con orgoglio nazionale e ferma volontà possa ricostruire la speranza e la crescita per tutti.

 
Di Emanuele Gentile (del 23/05/2012 @ 13:57:08, in Italia, linkato 1065 volte)

L’espressione “spending review” mi fa sorridere. Non tanto per l’espressione in sé. Ma perché se calata nella realtà siciliana rischia di avere conseguenze devastanti e paradossali.

Andiamo subito al cuore dell’argomento. Un paio di dati su tutti forniti dalla Corte dei Conti – Sezione Sicilia. I dipendenti regionali sono 20.717 con 1.963 dirigenti e 70 dirigenti “esterni” (abbiamo anche i dirigenti esterni! – nda). Per i dipendenti la Regione ha speso un miliardo e 28 milioni di euro. La Lombardia, che ha quasi il doppio degli abitanti della Sicilia, spende “solo” 127 milioni di euro per 3.175 dipendenti, compresi 223 dirigenti. Ogni cittadino siciliano paga 325 euro l’anno per le spese del personale della Regione, al contrario un cittadino della Lombardia appena 26 euro!
Evidentemente qualcosa non quadra. Questi dati mi fanno ricordare la denuncia dell’avvocato Bianco agli inizi degli anni novanta e la direttiva Ciampi afferente sempre a quella decade. L’avvocato Bianco è stato presidente della sezione siciliana dell’Anci e denunciò in maniera forte il fatto che i Comuni siciliani spendevano di più nelle “feste di piazza” che in spese in conto capitale. Denuncia che fa il paio con la succitata direttiva Ciampi che imponeva agli enti locali di destinare almeno il 40 % del loro bilancio a spese per investimenti o spese in conto capitale. Ma come si rende efficiente la spesa dei Comuni siciliani se le spese correnti – leggasi stipendi – ammontano a quasi la totalità dei bilanci? Pertanto, che tipo di “spending review” è ipotizzabile poter applicare qui in Sicilia se da un lato si hanno le spese per il personale e dall’altro servizi appena appena garantiti?

La “spending review” in Sicilia la sta realizzando, invece, la devastante crisi che opprime ferocemente i Comuni. Il Comune di Comiso ha dichiarato un dissesto finanziario di ben 25 milioni di euro, mentre da tre mesi i dipendenti del Comune di Modica non percepiscono lo stipendio. Visto che i bilanci sono asfittici e fortemente in passivo come li si può rendere virtuosi attraverso la “spending review”? Per esserci una “spending review”, in sintesi, ci deve essere un bilancio con un po’ di soldi dentro. Evento molto raro e unico qui in Sicilia.

Il prossimo step non sarà quello di costruire bilanci virtuosi, ma la chiusura sic et simpliciter dei Comuni. Capito il quadro drammatico della situazione? Dovete pensare che la Regione Siciliana ha solo 30 milioni di liquidità! Per non parlare del bilancio: 82 commi cassati dal Commissario di Stato, un mutuo di 500 milioni di euro bocciato dallo stesso Commissario, la tabella H per finanziare associazioni e istituzioni culturali azzerata e 150 milioni di euro un tempo destinati ad ammortamenti negativi trasformati in tagli lineari. Insomma, un bilancio non bilancio. Ennesima formidabile invenzione della Regione Siciliana. Capirete che introdurre in Sicilia la “spending review” non ha senso. Rassomiglia a implementare una cosa estranea senza tenere conto della reale situazione della Sicilia. La “spending review” sarebbe quell’arma letale capace di uccidere un malato in coma depassé. La Sicilia ha bisogno di ben altro.

 
Di Claudio Tabacco (del 23/04/2012 @ 09:37:00, in Italia, linkato 577 volte)

Il Presidente Obama, primo Afro-Americano ad assumere la carica più alta degli USA, vinse la sua battaglia con uno slogan semplice e diretto: Yes, We can! Oggi nel nostro Paese dovremmo tutti dire: Si possiamo farcela! Possiamo farcela a cambiare profondamente la realtà che ci circonda, possiamo farcela a costruire un nuovo orizzonte in cui riconoscerci, possiamo farcela a riformare radicalmente il nostro sistema politico, sociale, istituzionale.

Sarà un impresa dolorosa, è un’impresa dolorosa, le lacrime della Ministra Fornero quando annunciò la Riforma più radicale del Sistema Pensionistico mai affrontata da un Governo Italiano diedero la misura della drammaticità delle scelte ed allo stesso tempo la misura della “Solitudine” di un Esecutivo di Emergenza Nazionale nell’imporre in tempi rapidissimi scelte terribili sul piano simbolico e tremende sul piano Reale.

Io vissi a Torino gli anni più terribili del terrorismo, gli anni del Processone alle Brigate Rosse, come ricorda Giancarlo Caselli in una bella intervista la città in una prima fase si afflosciò, si ripiegò su se stessa, sul tavolo del Presidente Barbaro, che in Assise avrebbe dovuto giudicare i terroristi, si accumulavano i certificati medici dei Giudici Popolari: stato ansioso depressivo era la diagnosi. Caselli disse: “la paura assunse una denominazione medica”. Poi il Processo si fece con tutte le garanzie costituzionali. Oggi, questa crisi che non è solo economica ma strutturale e sovrastrutturale sta afflosciando l’Intero Paese. Pare che non vi siano più punti di riferimento. I Partiti Politici sono fazioni nella migliore delle ipotesi, centri di potere vampireschi nella peggiore. I Sindacati più preoccupati a difendere i tutelati e dunque il loro Potere e la loro presa di Potere sulla Società piuttosto che impegnati in un radicale processo di rinnovamento del Mercato del Lavoro ed intanto tre milioni di italiani ed italiane per lo più giovani hanno rinunciato a cercare lavoro schiantati nello Spirito prima ancora che nella Carne.

I miei amici Sindaci mi raccontano di genitori che con le lacrime agli occhi si rivolgono a loro per un lavoro, non importa quale, per i loro figli. Nelle terre alte del Piemonte, nelle valli alpine secondarie, non toccate cioè dal turismo di massa, la disoccupazione giovanile raggiunge picchi da terzo mondo. Gli Apprendisti Stregoni, i demagoghi di sempre, lanciano le loro ricette: Uscire dall’Euro, dichiarare default e non pagare il debito, fare come l’Argentina, o come Chavez. Tristi mestatori che per una manciata di voti giocano sulla pelle dei disperati trovando il capro espiatorio: le Banche, il Governo, l’Euro, il complotto pluto-giudaico-massonico, il New World Order, fantomatico quanto assurdo. Ed ecco la rappresentazione del Senatore Monti in abiti da Gran Maestro della Massoneria. Sono i deliri, le allucinazioni della psicosi maniaco-depressiva di un popolo che non è più in grado di trovare in sé le energie morali e spirituali per affrontare i propri drammi, sono le proiezioni oniriche di una politica che per vent’anni ha inscenato una guerra civile tra gli ectoplasmi della destra e della sinistra supportata da una Società Civile immemore di sé e della propria missione storica, di una Borghesia Parassitaria che cerca nel rapporto con la Politica il proprio tornaconto immediato. Sono le stigmata di un Paese senza Visione di Sé e del proprio Destino, di un Paese che gode, masochisticamente, nel procurarsi il maggior danno possibile: le Grandi Opere non si possono fare perché si alimenta la mafia e la corruzione, investire nell’innovazione tecnologica significa consegnarsi ai Poteri Forti…

Crisi in greco significa Cambiamento, processo di trasformazione che tutto muta, opportunità. La Crisi è una immensa Opportunità di Cambiamento Radicale, non solo del quadro Macro-Economico e Politico ma dei comportamenti individuali e sociali. Uscire da questa Crisi, che è paragonabile ad una vera e propria Guerra, è possibile a condizione che si dismettano immediatamente gli abiti dei “piagnoni” dei “protestatari a prescindere”, dei “difensori d’ufficio dei totem” dei “sacerdoti del sacro tabù” per assumere gli abiti della Responsabilità che non cerca scorciatoie propagandistiche, che non cerca il “capro espiatorio”, della Severità, che dunque non si lascia corrompere dall’ammiccamento, dalla seduzione demagogica, dal complottismo, dal conformismo della facile protesta ed ancor meno dalla messa in vendita del proprio voto in cambio di un posto di lavoro o di una licenza edilizia o di un altro benefit non dovuto.

L’Italia è il Paese dei Referenti Elettorali, di coloro cioè che controllano pacchetti di voti e sanno fare fundraising in cambio di agevolazioni, costoro sono il principale costo della politica.

Ecco perché si apre il tempo della Rivoluzione Liberale, da laburista so bene che se non si dispiega sino in fondo la prospettiva liberale non può esservi costruzione del socialismo. La Rivoluzione Liberale è iniziata con questo Governo d’Emergenza Nazionale, che non è tecnico ma, finalmente dopo venticinque anni di morte della politica, radicalmente politico. Le Rivoluzioni hanno dei costi sia umani che strutturali, le conservazioni e le restaurazioni pure, ciò che le distingue è il Futuro, mentre la Rivoluzione apre le strade del futuro, la restaurazione le chiude.

La Rivoluzione Liberale comporta che la Società Civile divenga protagonista, che si assuma la responsabilità di settori pubblici che sino ieri erano appartenuti allo Stato ed ai Partiti Politici. Anziché lagnarci dovremmo progettare le trasformazioni, dare loro gambe, dare loro le nostre energie.

Per tutte queste ragioni sono convinto che non solo si debba sostenere questo Esecutivo ma si debba sostenere Elsa Fornero, che di esso è la punta avanzata, sostegno non a-critico ma fondato su un Progetto di Cambiamento Liberale e Liberista.

 
Di Maria Rotolo (del 13/04/2012 @ 15:59:05, in Italia, linkato 668 volte)

Beh, a dire il vero in questa puntata di dirigenti di partito inquisiti e indagati lei, Rosi, non c’è e io francamente faccio fatica a capire le ragioni per cui Maroni e il suo “compagno di cerchio” Calderoli hanno  richiesto le sue dimissioni e poi annunciato l’espulsione dal partito. Ma perché? A lei non è arrivato nessun avviso di garanzia, non è indagata e non ci sono intercettazioni in cui dica o racconti di fare, rubare, commettere illeciti o danni al partito. Dunque?

Se le cose stanno così, la logica suggerisce due strade:
a) Maroni e Calderoni sanno quello che i giudici ignorano e quindi sapevano anche prima della gestione personalizzata e personalista di Belsito, Bossi e del figliolo Renzo.  Tacevano e strategicamente ingegnavano una sequenza di fatti che conducevano al terremoto della Lega a cui assistiamo in questi giorni per avere poi  vantaggi  e delegittimare la guida del partito ormai ritenuta fuori tempo e nepotista.
 b) Rosi Mauro, fino ad oggi estranea ad illeciti giuridici, lo ripeto,  probabilmente conosce retroscena e verità che potrebbero minacciare chi oggi tenta di cambiare il percorso di un partito che, in un modo o nell’altro, ha avuto come suo unico riferente un uomo che ha rappresentato la Lega per trenta anni in ogni sua manifestazione di ideale politico, movimento storico, partito della secessione,  al punto che lo stesso Maroni lo scorso martedì a Bergamo ripeteva al suo popolo: la Lega è Umberto Bossi!

In ogni caso, Rosi Mauro è necessario estraniarla, polverizzarla, annichilirla, renderla direttamente o indirettamente una sorta di capro espiatorio forse perché … è donna e di polso? Forse perché è terrona? Forse perché in un canovaccio di machiavellici artefici di “politici di professione” di mediocre qualità e competenza, una come Rosi non ci può stare, perché rompe i M….i (calza a pennello, scusate).

Maroni, in sordina e come un gatto sornione,  che ha lavorato bene da Ministro dell’Interno combattendo la mafia e rendendo possibili centinaia di arresti nel sud Italia - meno bene ha gestito la situazione degli sbarchi a Lampedusa ordinando alla polizia servizi d’ordine e d’espulsione che spesso negavano i fondamentali diritti civili rasentando la disumanità – si sta preparando a restare per sempre, come tutti i nostri “politici di professione” alcuni dei quali sono in Parlamento da quando avevano i calzoni corti e non hanno mai imparato un mestiere vero nella loro vita. Politici (pochissime donne perché si contano sulle dita di una mano le donne italiane sedute in Parlamento da più di 20 anni) che non hanno mai prodotto nulla per la comunità ma sgomitano e si tutelano a vicenda per continuare ad amministrarla restandone però ad a debita distanza nei palazzi del lusso e del privilegio. Politici che evitano accuratamente di prendere decisioni utili per il futuro del nostro paese e preferiscono fare spazio ad un uomo dell’Europa come Monti che, tranne imporre nuove tasse, ha poca dimestichezza con i tagli alla spesa pubblica che tutti aspettiamo con fiducia ma che la casta continua a rimandare con ogni espediente possibile.

Rosi Mauro, però deve morire!! Questa è una storia che non convince perché la sua sceneggiatura è mediocre come i suoi attori e registi. E non funzionerà perché con lei andranno via anche tutti gli altri incluso Maroni e Calderoli, che mi auguro conoscano un mestiere che abbia senso fare in una Europa in cui i fallimenti non vengono elaborati, ma semplicemente “scomunicati” .  Non è Rosi il problema ma il fallimento totale di un movimento che non è riuscito in trent’anni a fare nulla di ciò per cui è nato, né federalismo, né secessione, né orgoglio padano. Sono riusciti solo a sedersi sulle poltrone che contano e ora non vogliono più alzarsi se non con la magistratura alla porta.

 
Di Claudio Tabacco (del 11/04/2012 @ 11:07:44, in Italia, linkato 2155 volte)

Lo “Scandalo” della gestione allegra e familistica dei fondi della Lega Nord chiude, dopo oltre un ventennio, la “stagione” della Seconda Repubblica, nello stesso drammatico modo in cui morì la Prima Repubblica. La Questione Morale che ha travolto la Lega Nord sino alle dimissioni da Segretario Federale del suo Padre-Padrone, Umberto Bossi, può essere letta come una sorta di Nemesi Storica verso coloro che in nome di una superiorità morale (tutta da dimostrare) sventolarono con proterva violenza il cappio. I Leghisti furono i forcaioli della prima ora eredi in questo del fascismo manganellatore come di un certo populismo che sempre serpeggiò nel Paese, basti pensare all’Uomo Qualunque di Giannini.

L’articolo 49 della Carta Repubblicana recita: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. La funzione dei Partiti Politici riceve così definizione: Libera Associazione di Cittadini e Cittadine che si associano per concorrere democraticamente a determinare la Politica Nazionale. I Partiti nel corso dei decenni hanno cessato di essere strumenti nelle mani dei cittadini organizzati per divenire sempre più centri di interesse, ancorché legittimi, e luoghi di gestione del Potere Reale totalmente avulsi dalle dinamiche e dalle logiche Democratiche. Oggi percepiamo i Partiti Politici come “occupanti”, forze di occupazione dei luoghi del decidere, vere e proprie carie che corrodono gli spazi democratici.

Le alternative, da alcuni vagheggiate, paiono essere peggiori del male che vorrebbero curare: la Democrazia Diretta, invocata come slavifica e ricorrendo alla stucchevole ed a-storica ripetizione del Discorso agli Ateniesi, oppure mitizzando l’Islanda e la sua reazionaria rivolta con tanto di normazione retroattiva (che è uno scempio della Democrazia, oppure una fantasmatica Democrazia Deliberativa ove si pretenderebbe che un intero popolo divenga “Gruppo in fusione” (Popper) che sempre e perennemente mobilitato decide su tutto e su tutto legifera attraverso la Democrazia 2.0, ovvero l’uso dei Social Network e delle varie opportunità dei nuovi media.

La Rivoluzione Tecno-Scientifica, la Rivoluzione degli strumenti di comunicazione (una mail impiega meno di 10 secondi a fare il giro del mondo) se da un lato hanno radicalmente annullato le distanze dall’altro hanno messo all’angolo e definitivamente le “Liturgie Democratiche” svuotando di fatto i Parlamenti della loro funzione centrale: Decidere. È indubbio che nel Mondo Globale è l’Esecutivo che assume le vesti di Dominus e ciò comporta la necessità di una profonda riscrittura dei Patti Sociali e dunque dell’Alleanza Costituzionale o diversamente in capo ad una decina d’anni nuovamente ci troveremo nella medesimezza dell’oggi.

La Società Civile, che in questi vent’anni si è divisa tra forcaioli e gossippari della politica, dovrà, deve oggi assumersi il compito di risanare il Paese dal punto di vista etico reinvestendo se stessa entro il Sistema Politico e aprendosi all’assunzione piena delle proprie responsabilità pubbliche dismettendo per sempre la facile ed untuosa ipocrisia del populismo espresso nel: Not in my back yard – non nel mio cortile, per divenire Protagonista in positivo della Trasformazione del Paese.

La Crisi della Democrazia Rappresentativa non nasce dal Nulla, ha radici profonde nell’acostituzionalità del regime democristiano che ha imperato nella prima repubblica e nell’acostituzionalità dell’opposizione comunista più interessata a gestire il Potere ed a separare i lavoratori dai valori Repubblicani in nome di un principio statolatrico di marca Hegeliana che a rendere le classi lavoratrici partecipi dei processi decisionali.

Non ci sono “vergini” in Italia ma un sistema di familismo a-morale e di tribalismo socio-politico che tutto ha divorato ed ora vomita se stesso.

Non è questione di Politica Spettacolo ma di una politica che nell’autoreferenza nutre interessi diffusi questa è la perversa radice che deve essere tagliata.

 
Di Claudio Tabacco (del 05/04/2012 @ 15:10:11, in Italia, linkato 1070 volte)

Le Celebrazioni della Pasqua si avvicinano, anzi oggi, Giovedì Santo, per i Cristiani si apre la “tre giorni” più Sacra dell’Anno che culminerà con la Liturgia del Sabato Notte nell’Annuncio della Resurrezione di Gesù. Quest’anno le Celebrazioni Ebraiche e quelle Cristiane coincidono temporalmente, infatti al tramonto di Venerdì nelle famiglie di tradizione religiosa e culturale ebraica verrà consumato il Pasto Rituale, Seder, che ricorda l’Uscita dall’Egitto, dalla Casa di Schiavitù secondo quanto scritto in Shemot – Esodo capitolo 12, il versetto 11 si conclude con queste parole “… poiché è la Pasqua del Signore”, cioè “ è il Passaggio del Signore”. Pesach ha il suo inizio in coincidenza con l’ultima e più terribile Piaga – Makhoth: lo sterminio dei Primogeniti … Dio terribile quello di Mosè? Certamente un Dio Inquietante, un Dio che sceglie di stare da una parte della barricata della Storia, un Dio che sceglie coloro che non sono. Gli Ebrei non solo erano schiavi ma neppure erano Popolo, Ivrit, infatti, significa “Quelli dell’altra parte” una delle tante tribù disperse ed asservite che popolavano il delta del Nilo. Il Dio di Mosè non è un Dio della Metafisica, non è un Dio deducibile attraverso un processo di astrazione logica. Il Signore Benedetto non è Zeus, non è il Dio dei Filosofi, non è il Motore Immobile. Il Signore Benedetto è il Dio della Storia, il Dio che nella Storia si Rivela con un atto di Liberazione. «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile” (Shemoth - Esodo 20,2). Immaginate queste parole negli anni trenta del Novecento in Germania, negli anni quaranta del Novecento in Polonia, nei Vernichtung lager di Auschwitz, Sobibor, Bergen Belsen. Immaginate queste parole nel Sud Africa dell’Apartheid. Boesak, teologo sud-africano della Liberazione scrisse che “i Popoli Esclusi dalla Storia non si pongono il problema dell’esistenza di Dio, la teodicea è problema da pance piene e stomaci sazi, ma si pongono la domanda: da che parte sta Dio?

Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5L'angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 6Presto, andate a dire ai suoi discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea...(Matteo 28, 1-7). Dio è con gli esclusi, Gesù il Verbo di Dio divenuto carne appare dopo la Resurrezione a delle Donne, cioè a dei soggetti negati della Storia, le donne, infatti non potevano deporre in giudizio se non con la presenza di almeno un maschio della famiglia. Di più a delle Donne è affidato l’incarico di farsi Annunziatrici della Buona Notizia: la Resurrezione dai Morti, che secondo Paolo è il sigillo della fede “vana sarebbe la nostra fede senza la Resurrezione”.

Cos’altro è il passaggio dalla Schiavitù alla Libertà se non il passaggio dalla morte alla vita? Lo schiavo secondo il diritto romano altro non è che “uno strumento vocale” distinto dall’animale solo perche questo è “strumento semi-vocale”. Lo Schiavo è uno strumento come la zappa non un essere umano. In ogni azione storica che redime da una condizione disumana ad una condizione umana vi è il segno profondo e radicale dell’azione del Dio della Pasqua, in ogni pagina della Storia Umana che vede un processo reale di Liberazione vi è il segno del Dio della Pasqua.

La Pasqua – Pesach aldilà del suo contenuto religioso, aldilà dei suoi “valori dogmatici”, aldilà delle stesse celebrazioni liturgiche ci costringe a porci la domanda: io da che parte mi colloco? Dalla parte della Vita, dunque della Libertà, oppure dalla parte della Morte, dunque dell’Oppressione.

 
Di Paolo Balduzzi e Alessandro Rosina (del 05/04/2012 @ 09:59:27, in Italia, linkato 1824 volte)

L’attenzione pubblica nei confronti del brain drain è aumentata considerevolmente negli ultimi anni. Nella percezione pubblica il fenomeno è considerato negativo; in realtà, gli aspetti positivi non mancano ed è opportuno valutarli attentamente.
Partiamo però innanzitutto da alcune cifre per la realtà italiana. I numeri raccontano di un Paese con livelli di istruzione sotto la media europea, ulteriormente impoverito dalla migrazione netta di forza lavoro qualificata e incapace di attrarne di nuova da altri Paesi. Il numero di under 35 oltre confine, tenendo conto anche della sottostima dei dati ufficiali (AIRE 2010), ha dimensioni corrispondenti ai pari età di una regione grande come il Lazio. Il flusso di laureati verso l’estero è costante: circa 6000 laureati l’anno, secondo l’ISTAT; un numero che tuttavia non tiene conto di chi si trasferisce all’estero senza cambiare anche la residenza e che soprattutto non è compensato dai flussi in entrata di laureati stranieri. In termini di costi di sola istruzione terziaria, il nostro paese sostiene una spesa per studente di circa 6.500 euro l’anno (EUROSTAT, 2008), che moltiplicato per il numero di laureati italiani che ogni anno trasferiscono la propria residenza all’estero (6.552 nel 2008, ISTAT) portano ad un costo complessivo pari a 170 milioni di euro per un corso di studi di quattro anni. I Paesi di destinazione di questi laureati sono principalmente europei: Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Francia e Spagna. Solo al sesto posto si trovano gli Stati Uniti. Il fenomeno riguarda naturalmente anche gli studenti.
Tuttavia, come anticipato, non ci può limitare a considerare i laureati che lasciano un Paese come una risorsa perduta per sempre; si deve invece cercare di mettere a frutto anche da lontano le capacità e le potenzialità di questa forza lavoro qualificata che ha deciso di andare a lavorare all’estero. Quali potrebbero essere i possibili benefici dell’emigrazione qualificata anche per il Paese che perde laureati?
Una prima risposta è data dalla rimesse. In Italia, però, ormai solo lo 0,03% del Pil è costituito da questa forma di reddito. Un secondo aspetto da considerare è che proprio le prospettive di emigrazione potrebbero aumentare il capitale umano nel Paese di origine, con tutti i benefici che ciò può portare. L’idea è che, anticipando possibili guadagni più elevati all’estero in caso di emigrazione, un numero maggiore di cittadini nel Paese di origine sarà intenzionato a investire in istruzione rispetto al caso in cui invece questa prospettiva non esiste. Infine, una terza risposta è che una quota di emigranti potrebbe in effetti ritornare nel Paese di origine, portando con sé esperienze e tecnologie. Ragionando su tutti questi elementi si arriva a una considerazione fondamentale: come per ogni fattore di produzione, è bene che il capitale umano venga allocato dove più elevati sono i suoi rendimenti o dove maggiori sono le possibilità che questi rendimenti si realizzino. È quindi opportuno creare le condizioni perché questo capitale umano trovi conveniente tornare nel Paese di origine, o perlomeno creare dei network per far circolare le doti di conoscenza acquisite.
Come fare dunque per realizzare una politica di gestione del brain drain di successo? Verificato il fallimento di politiche che impediscono l’espatrio o l’inadeguatezza, in Italia, di politiche migratorie selettive, non resta che guardare alle politiche pro-attive di circolazione, attuate e sviluppate in altri Paesi come India e Cina, che proprio grazie ai propri laureati emigrati nelle migliori università e aziende americane hanno saputo sviluppare distretti industriali tecnologici di successo. Anche in Italia non mancano esperienze interessanti, sia a livello regionale (per esempio, “Master & back” in Liguria e “Bollenti spiriti” in Puglia) sia a livello nazionale, con interventi come la legge sul rientro dei ricercatori o la “Controesodo” sul rientro dei talenti che al momento però appaiono ancora isolati e poco coordinati. È anche necessario che le istituzioni si attivino per fornire una fotografia più adeguata della realtà degli Italiani residenti all’estero e che tutti gli interventi  siano opportunamente monitorati, così da poter essere meglio calibrati in futuro (Balduzzi 2012).
Da questo punto di vista, risultano molto interessanti i risultati della prima indagine ITalents-Comune di Milano-Controesodo sulle caratteristiche della comunità italiana all’estero. Si tratta di 1200 questionari compilati da chi vive oltre confine. I dati che emergono dallo studio sono interessanti e complessi. Quanto al profilo dei rispondenti, l’indagine ha intercettato soprattutto la componente più giovane e dinamica dei migranti di ultima generazione (soprattutto under 40 e laureati). Riguardo ai motivi che li hanno spinti ad andarsene più che welfare e lavoro stabile, spicca la meritocrazia e veder riconosciute le proprie capacità (fattori indicati come importanti dall’80% del collettivo indagato).
Ma i risultati più originali riguardano la volontà o meno di queste persone di tornare in Italia e di fare qualcosa, anche dall’estero, per il proprio Paese: il 12,8% esclude completamente il rientro in patria, mentre, tra chi pensa di tornare, i giovani risultano i più possibilisti (oltre il 45% degli under 30) pensa di farlo. Inoltre, l’86% di coloro che hanno risposto al questionario si è detto disponibile a fornire opinioni sul set di proposte che il Parlamento esaminerà, per favorire la mobilità dei talenti. Un dato che conferma la necessità di formare network e comunità tra talenti fuori e dentro i confini con l’obiettivo comune di cambiare e far crescere culturalmente ed economicamente il paese di origine (Rosina 2012).

Per approfondimenti:
Paolo Balduzzi (2012), Dal brain drain alla circolazione dei talenti: realtà italiana ed esperienze internazionali, working paper ITalents.
Alessandro Rosina (2011), “Una idea di Italia diffusa”, Il Mulino, pp. 217-225.

 
Di Maria Rotolo (del 29/03/2012 @ 09:27:28, in Italia, linkato 711 volte)

Ci risiamo! Sorprendersi?

 Direi che è da sciocchi e tra l’altro gli italiani non si sorprendono più di nulla, avvezzi come siamo da secoli ad impastriocchiare, camuffare, mistificare, bluffare, e se mi consentite, vorrei concedermi la parola che calza a pennello “fregare” il prossimo con una capacità che ha superato tutti gli step possibili di valutazione per ottenere l’ambito grado di eccellenza … la raffinatezza di maestri prestigiatori che nessuno al mondo può vantare perché hanno studiato ogni possibile teoria per confezionare  fregature dalle piccole, o colossali proporzioni.

E’ uno sport o un vizio? O è un vizio che è diventato uno sport?

Sembrerebbero domande di marzulliana memoria e forse si potrebbe lanciare un sondaggio sulle pagine del Pensatoio su ciò che pensano gli italiani in proposito, ma è una triste verità quella alla quale si assiste guardando una persona come Tanzi, un uomo ormai malato e vecchio che si presenta in aula sorretto dalla guardie, con il sondino nel naso perché nutrito artificialmente e che con flebile voce pronuncia le parole “sono pienamente consapevole degli errori che sono stati commessi”.

Tanzi è un uomo che ha trascorso gran parte della sua vita ingegnandosi per occultare debiti su debiti, accettando di volta in volta giochi ricattatori con politici a cui finanziava le elezioni in cambio di favori e posti di dirigenza a persone di fiducia presso le banche che continuavano a fargli credito per cifre impensabili. Se qualcuno di voi lettori ha voglia di fare una piccola ricerca sulle banche finanziatrici della Parmalat, resterete colpiti dai nomi altisonanti e internazionali  delle banche coinvolte  in questo balletto che è  durato più di 20 anni senza che nessuno si sia mai posto domande sulle scelte finanziarie della Parmalat. Tra l’altro le banche sono le uniche ad aver guadagnato dal gioco perverso di acquisizioni, emissioni di titoli, interessi sul credito, nonché sulla vendita di bond vivamente caldeggiati ai risparmiatori che hanno ricevuto dopo il crac solo un parziale risarcimento, mentre gli azionisti si sono visti azzerare il patrimonio azionario.

Tanzi  non è un pentito di mafia o di camorra, è un uomo che ha frequentato per decenni i palazzi istituzionali, le case importanti di uomini d’affari che contano, anche il Vaticano. E’ stato tesserato della DC, amico di De Mita, Andreotti, Goria; ha provato grande ammirazione per Bettino Craxi. A cosa sua si incontrarono per parlare dell’ora di religione nelle scuole Giovanni Goria, allora Presidente del Consiglio, e il cardinale Casaroli.  Sembrerebbe aver finanziato le elezioni di uomini politici di destra e di sinistra tra i quali Prodi. Insomma un uomo che nella prima Repubblica ci stava benissimo e aveva le mani in pasta un po’ ovunque e i suoi soldi servivano per perpetuare meccanismi che si fa sempre fatica a capire come funzionano. E’ stato Cavaliere del Lavoro e insignito di varie onorificenze istituzionali alcune delle quali revocate dopo dal Quirinale perché ritenuto indegno dopo la condanna a 18 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e aggiotaggio.

Un uomo che a mio avviso non ha detto tutta la verità e non la dirà mai perché in questo paese il gioco delle tre carte è il gingillo del prestigiatore che ha sempre un compare per adescare malcapitati a cui sottrarre denaro illudendoli di poter vincere qualcosa.

Il giorno in cui è stato condannato Tanzi casualmente ho incontrato Lusi che aspettava un taxi o un autobus in uno strada del centro di Roma. L’ho guardato come una bambina guarda un anziano grassoccio barbuto che assomiglia a Babbo Natale. Subito dopo ho pensato: “bene un altro mago, uno va e l’altro viene”! 

 
Di Jordi Schifano (del 27/03/2012 @ 11:04:07, in Italia, linkato 665 volte)

Per avere una definizione di meritocrazia mi sono rivolto a Wikipedia, l'enciclopedia pubblica e condivisa più famosa del mondo e questo ne è il risultato: "Forma di governo dove le cariche amministrative pubbliche o qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito e non di appartenenza lobbistica, famigliare o di casta economica".

Ciò detto, la nostra povera Italia viene cancellata dalla definizione stessa, in quanto il mercato del lavoro nel paese viene fortemente influenzato da raccomandazioni di qualsiasi genere: famigliare, lobbistico, di appartenenza politica o associativa. Un esempio, che mi sta molto a cuore, di questa italica incapacità, è quel limbo dantesco che porta il nome di: esame di stato.

Questo limbo è deputato a filtrare ulteriormente i reduci da cinque lunghi anni di studio universitario e due anni di praticantato, termine elegante per rinominare lo sfruttamento cui sono obbligati, rendendo il mercato del lavoro in quel settore, simile ad una palude da cui è difficile emergere.
Nel caso in cui un Dottore, così sono definiti i praticanti, non riesca a superare l’esame di stato, si trova obbligato a restare alle dipendenze del proprio dominus, l’avvocato presso cui svolge il praticantato, con la triste prospettiva di essersi bruciato anni, soldi ed energie passate, presenti e future.

Tramite questo strumento le persone che hanno conseguito il privilegio di essere avvocati, lo possono ostentare, sicuri della limitata concorrenza che avranno, portando ad una svalutazione della professione già in atto presso i piccoli tribunali. Ciò a causa dello scarso interesse a migliorarsi attraverso corsi di aggiornamento.

Il tempo e la routine forense, infatti, portano molti avvocati a diventare degli autentici operai del diritto, più che dei sagaci scopritori di fattispeci e strategie difensive, non permettendo ai giovani di confrontarsi direttamente con il mercato del lavoro e non tutelando al meglio i clienti meno remunerativi.

Generalmente si associano al termine meritocrazia nazioni come USA e GB, paesi dove la competizione e il libero mercato del lavoro sono insiti nel DNA. Mi piacerebbe in questo caso, invece, che l'Italia prendesse spunto dalla consanguinea Spagna. Nel paese iberico l'esame di stato non esiste e un giovane laureato, si forma e cresce nel mercato del lavoro, già con tutte le carte in regola per farsi valere.

L'abolizione di questa diga burocratica, sarebbe, a mio avviso, un passo fondamentale verso la meta della meritocrazia reale, senza portare alcuna svalutazione in una professione che deve obbligatoriamente restare al passo con i tempi.

Il miglioramento starebbe proprio nel rinnovamento che porterebbero i giovani laureati, affamati di successo, a confrontarsi con i veterani, stimolati a migliorarsi dalla forte concorrenza. Gli stessi cittadini potrebbero trarne vantaggio grazie ad una maggiore disponibilità di offerta, che si tradurrebbe in tariffe più concorrenziali ed avvocati che potrebbero dedicarsi meglio alle cause, non solo in base al portafogli del cliente.

La Spagna ci porta un valido esempio, confermato dai dogmi inglese e americano, che per avere meritocrazia, una società deve creare al proprio interno un libero mercato del lavoro che permetta ai giovani di sfruttare le proprie ambizioni e ai veterani di dimostrarsi i migliori.
Lo sconforto mi assale pensando a come questa diga burocratica continui a trattenere le acque spumeggianti di un giovane fiume affamato di opportunità e che nemmeno dei tecnici riescano a smantellarne le fondamenta.

Credo sarebbe ora che la società civile, e i giovani in particolare, riportassero a galla questa piaga attraverso manifestazioni di piazza, gesti democraticamente eclatanti senza continuare a vivere nella rassegnata passività con cui si guarda al perenne status quo italico.

 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18

PUBBLICITA'


Cerca per parola chiave
 

< giugno 2013 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
             

Titolo
Famiglia (1)
Innovazione (21)
Italia (172)
Mondo (95)
Recensioni (5)
Università (30)
Welfare (9)

Ultimi commenti:
I’m looking forward ...
17/06/2013 @ 11:20:57
Di Lululemon Outlet Online
Hey, you are so amaz...
17/06/2013 @ 11:19:32
Di Ray Ban Sunglasses Sale
Is really a rare mee...
17/06/2013 @ 08:18:58
Di Ray Ban Wayfarer Black

Titolo

Le fotografie più cliccate

Titolo
Nessun sondaggio disponibile.


Titolo

Ci sono  persone collegate


18/06/2013 @ 6.48.38
script eseguito in 297 ms