La sempre maggiore distanza tra sistema politico e cittadini ha caratterizzato lo sviluppo delle democrazie occidentali negli ultimi decenni. Parallelamente, il progresso tecnologico ha portato a sviluppare nuovi canali di comunicazione, innovando le modalità di interazione tra individui. Gli effetti di tale metamorfosi, si sono estesi al modo con cui l’individuo costruisce il suo Io Politico: vi è una più intensa circolazione di idee e dibattiti sull’attualità, ma sul peso di queste reti informali nelle dinamiche di influenza sociale non tutti convergono.
La politica elettorale, tuttavia, può essere uno degli aspetti della civic life che dovrebbe dare il benvenuto alla creazione dell’architettura di partecipazione (guidata da FaceBook), che offre esperienza ricca degli utenti e fiducia agli stessi come co-sviluppatori, coinvolgendo la “saggezza delle folle”. Tuttavia sembra ancora che i partiti politici stiano tentato di plasmare il Web 2.0 ai loro bisogni ed alle norme culturali, chiedendo agli utenti dei social media di unirsi alla loro community (il partito), e non viceversa: c’è stato un tentativo di adeguare il Web 2.0 alle loro esigenze, piuttosto che cambiare il loro modus operandi per soddisfare le norme culturali del Web 2.0.
Ogni candidato che si rispetti ha ormai il suo profilo: aggiornamenti costanti e consapevolezza dei vantaggi dovuti al sistema di messaggistica e di alert di FB. Ma accanto ai profili ufficiali, nascono gruppi e offerte ad hoc per provare a vendere gadgets di ogni tipo: ecco la partecipazione esaltata dalla tecnologia. FB è poi disseminata di piccoli programmi che la gente può aggiungere alla sua pagina, come quelli che consentono di mostrare quale candidato (o partito, se si vota con il proporzionale) sostieni: una specie di “spilla virtuale”. Team working, condivisione, semplicità, partecipazione, informazione, aggiornamento, orientamento all’utente, flessibilità, ricchezza di scelte: sono queste le caratteristiche del successo di FB in campagna elettorale.
Facebook ormai sta alle persone come Google sta ai siti: le mette in relazione e organizza conoscenza diffusa come mai prima. Ecco perché i partiti dovrebbero ragionare su come far accedere la comunità di FB ai propri contenuti e a come sfruttare questa babele di connessioni personali (soprattutto nel locale) per costruire nuovi servizi ad hoc. Sembrano averlo capito molti dei nostri parlamentari: è sorprendente quanto sia alta la percentuale di coloro che utilizzano i social network (più del 50% dei parlamentari in carica).
Non solo propaganda ed informazione, ma soprattutto organizzazione.
C'erano una volta le macchine “fisiche", "materiali" che portavano in piazza le grandi masse. Macchine verticali (vedi la CGIL), ancora in piedi ma quasi superate. Oggi c’è la macchina orizzontale, reale, col cuore che pulsa nel social network: l'onda della manifestazione dello scorso 5 dicembre (il No-B Day) è iniziata il 9 ottobre, su una pagina FB promossa da cinque persone. Ognuno riceveva e smistava agli amici, con una propagazione a catena di sant'antonio, invadendo reti e gruppi.
La pagina FB, gratis e semplice da gestire, non era uno sfogatoio (anche se a qualcuno l’aveva scambiata per tale) ma un modello di organizzazione. Sulla banda laterale sinistra c’erano i contatti, sotto forma di link, a 103 pagine locali (niente sezioni o strutture fisiche), che a loro volta raccoglievano adesioni e organizzano i pullman per la manifestazioni. Altro aspetto interessante era la raccolta fondi (possibile sia con Paypal che con Postepay). E ancora, una cura molto particolare alla disseminazione del contenuto nel web, non soltanto nei social network ma anche nei siti di news più tradizionali. Un’altra colonna in cui erano segnalati tutti i giornali, siti e organizzazioni che appoggiavano l'iniziativa, rilanciandola a loro volta.
Questo il vento della rete, che ha contribuito a portare Obama dove sta adesso, e che ha messo le ali al Popolo Viola. Non è tecnologia al potere, le idee sono sempre umane: la tecnologia è solo una piattaforma abilitante, la politica e le idee fanno il resto.