Cara Europa se ci sei batti un colpo! Vorrei chiedere ai lettori del Blog se qualcuno è in grado di capire che cos’è l’Europa oppure di intravederne l’avvenire. Scommetto che pochi saprebbero fornirmi una risposta articolata ed esaustiva. Il problema è che abbiamo un enigma chiamato Europa. O lo risolviamo in tempi più o meno accettabili. Oppure l’Europa rischia di essere definita una mera espressione geografica. Il che non è certo una prospettiva incoraggiante. Tutt’altro…
La domanda che ci dobbiamo porre è – ordunque – la seguente: CHE NE FACCIAMO DI QUESTA PROTUBERANZA DELL’ASIA CHE USUALMENTE SIAMO SOLITI DEFINIRE EUROPA? Ci sono tre dati preliminari che intendo sottoporre all’attenzione dei lettori: A) Secondo la Swiss Bank la quota di ricchezza mondiale detenuta dall’Europa scenderà dal 30 % al 15 %; B) Il Council of Foreign Relations (Usa), in un report pubblicato l’anno scorso, ha evidenziato che il peso strategico in campo militare dell’Europa è destinato a diminuire in maniera rilevante; C) Gli investitori anglo-sassoni e cinesi, a quanto sembra, non sono più interessati a comprare titoli pubblici e privati espressi in euro.
Dati piuttosto inquietanti che necessitano di una risposta molto forte non soltanto dalla politica europea, bensì dell’intero continente. Quando scrivo “intero continente” intendo affermare una constatazione piuttosto impegnativa: L’EUROPA E’ FERMA.
Il “roveto ardente” (concetto forgiato dai seguaci di Port Royal) che aveva irradiato la civiltà europea su tutto il mondo appare spento. Qualche fiammella, esile, ogni tanto rischiara una notte buia per l’intero continente. Dov’è finita l’Europa che aveva dato, dunque, luce all’intero pianeta da Socrate in avanti? Evidentemente il modello Europa ha terminato la sua forza propulsiva.
Il carburante che ne ha alimentato lo straordinario vigore in ogni campo non riesce più a spostare un continente in fase di pronunciata e manifesta stagnazione. SIAMO VICINI AL CROLLO? Lo saremo se continueremo a ballare placidamente sulla tolda del Titanic. Cosa fare – allora – per invertire la tendenza? I cittadini hanno necessità di rivitalizzare una democrazia che nel vecchio continente è diventata sinonimo di tecnica di governo e non elettrizzante “elan vital”.
L’Europa deve, altresì, porre maggiore attenzione sulle sue innumerevoli diversità. Non è cercando di rendere uniformi gli uomini e le donne europee che si rilancia il continente europeo. Un continente non va gestito secondo parametri di rigore economico. I freddi numeri uccidono la voglia della gente di muoversi, confrontarsi, costruire ed azzardare. La nostra nazione Europa non può essere tenuta in scacco da persone tronfie di metafisica economica che risiedono in istituzioni lontane miliardi di anni luce dalla reale realtà delle genti europee.
Bisognerà capire se a noi europei conviene il gioco di mantenere in piedi istituzioni elefantiache come l’Unione Europea, la Bce, il Parlamento Europeo ed altre ancora. Istituzioni che sembrano aver assicurato troppo potere a chi ha già un potere immenso e poco potere alle genti d’Europa.
Cosa ne può venire in positiva propensione al futuro alle genti d’Europa sapere che l’Unione Europea ha stabilito il calibro delle banane oppure le dimensioni di una rete da pesca? Non abbiamo bisogno di questo. Abbiamo bisogno di bruciarci nel “roveto ardente” citato qualche riga sopra al fine di ritrovare quella forza, quello slancio, quello spirito di avventura e quella fame di novità che hanno da sempre contraddistinto l’incredibile fioritura della civiltà europea attraverso i millenni.
L’euro, invece di accendere il nostro continente, l’ha spento perché è rimasto solo. Simile a un totem. Totem isolato in un deserto glaciale in quanto non si è costruito alcunché attorno che permettesse a ogni europeo di sentirsi protagonista della svolta epocale rappresentata dall’avvento della moneta unica. Ora abbiamo l’euro e un continente spento. Bel risultato! Vero tecnocrati che avete asservito l’euro a giochi speculativi invece di trasformarlo in un ambasciatore unico dell’unione europea in tutto il mondo? Governare popolazioni di diversa origine e condizione significa entrare in contatto con la loro spiritualità con l’obiettivo di renderle cittadini attivi impegnati nel progetto colossale dell’unità europea.
La realtà è ben diversa. Purtroppo. Le genti d’Europa sono impaurite, prostrate, sfiduciate e arrabbiate perché si è governato pensando più all’economia che parlando al cuore della gente. Anche perché l’Europa ha da anni leader di scarsissimo livello. Come alla fine dell’ottocento si aveva totale fiducia nella tecnica mentre ci si incamminava incoscienti verso la Prima Guerra Mondiale; oggi si pone fin troppa attenzione alla finanza e ci si incammina incoscienti verso la Terza Guerra Mondiale. Possibile? Meglio rinsavire che continuare a perseverare negli errori.