La scorsa settimana a Tobruq, città nell'estremo Est della Libia, non lontana dal confine egiziano, si è tenuta una manifestazione contro il Qatar. Molti giovani, tra cui Nizar, Zidanne e Tawfik, si sono ritrovati nelle strade della loro città per manifestare il loro dissenso nei confronti di ciò che sta avvenendo nel loro paese.
Lo scorso anno questi ragazzi, durante la rivoluzione poi sfociata nella guerra civile contro il regime di Mu'ammar Gheddafi, si impegnarono per aiutare la propria cittadinanza durante quel difficile periodo della loro storia nazionale.
Questi giovani rivoluzionari non andarono al fronte a Brega, Misurata o Sirte, ma restarono nella loro città creando associazioni finalizzate ad insegnare e mantenere il quieto vivere cittadino, rivolte specialmente ai bambini, i più indifesi e danneggiati in qualsiasi guerra.
La loro fede nei miglioramenti che la rivoluzione e la democrazia avrebbero portato furono totali e la stima verso quei paesi che li sostennero contro il Rais, tra cui il Qatar e Al Jazeera, fu palesemente espressa con murales comparsi sui muri della città.
Sfortunatamente non conoscevano ancora il vero significato della parola democrazia ed il prezzo della libertà.
Il Qatar ha, infatti, perseguito in Libia la sua strategia politica internazionale, già testata in Tunisia, Egitto e, in modo più diplomatico in Marocco; aiutare economicamente e mediaticamente le rivoluzioni arabe e i paesi del Maghreb, influenzandoli con fomentando i partiti islamici più radicali.
I giovani libici hanno compreso il rischio di tale strategia e cercano di opporvisi democraticamente con la creazione di un nuovo partito. Youth National Party, vuole essere l'espressione della maggioranza del popolo: i giovani; che devono cambiare il loro paese e formare una nuova classe politica, rompendo ogni legame con il passato.
Purtroppo i giovani hanno un difetto: quello di farsi travolgere dagli ideali. Questo, durante la manifestazione di Tobruq, si è tradotto in un gesto davvero offensivo, soprattutto nei confronti di un paese che ringraziavano fino a poco tempo fa: bruciare la bandiera del Qatar.
Conoscendoli non si può non essere contagiati dalla loro voglia di libertà, di democrazia, di potersi esprimere liberamente, di far progredire il proprio paese in autonomia come uno stato federale che dia libera espressione a tutti.
Ora però, Nizar, Zidanne, Tawfik e gli altri stanno comprendendo quale sia il vero significato della parola democrazia: influenze politiche ed economiche da parte di paesi stranieri per sfruttare le immense risorse naturali libiche. Non accettano il tentativo quatariota di influenzare la cittadinanza attraverso il finanziamento dei Muslim Brothers, ariete politico del progetto panarabico di creazione di un subcontinente arabo ortodosso di caratura energetica, e quindi politica, globale.
I giovani libici appaiono così, come bambini che vogliono giocare al tavolo degli adulti, convinti che, con la forza delle armi, si possano liberare di qualsiasi straniero, ma purtroppo la loro è solo un'illusione. Accettare la democrazia internazionale significa limitare l'uso della forza e sedersi al tavolo dell'astuzia e della strategia con un mondo globalizzato e avido dall'altra parte.
Noi italiani conosciamo bene quale sia il prezzo della libertà, dato che la nostra storia ha già percorso le stesse fasi di quella libica seppur in modo differente.
40 anni di Democrazia Cristiana, la presenza di Giulio Andreotti in parlamento, le diverse basi americane sul nostro territorio nazionale e le decine di morti tricolori, impunite, da parte di militari a stelle e strisce, sono un monumento perenne al prezzo della libertà.