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La piazza come la strada
Di Jordi Schifano (del 19/10/2011 @ 13:50:04, in Italia, linkato 262 volte)

Dopo le manifestazioni di violenza di sabato 15 Ottobre a Roma stiamo assistendo ad un’ennesima testimonianza di scollamento tra la politica dei palazzi e l’Italia che vuole cambiare marcia.

La settimana è iniziata con la proposta, sostenuta da due parlamentari di differenti schieramenti politici, di reintroduzione della legge Reale, introdotta negli anni Settanta per arginare lo strapotere dei gruppi estremisti armati. Sentendo questa proposta, come non possono tornare alla mente tutte le esternazioni dei nostri anziani di fronte ai periodi, da qualche tempo fortunatamente non più così frequenti, in cui gli incidenti stradali mortali erano all’ordine del giorno?

In quelle occasioni, come adesso, il populismo degli anziani ha raggiunto picchi di massimo splendore, ma solo dopo anni abbiamo assistito a riforme efficaci del codice della strada, con l’inasprimento delle sanzioni e l’introduzione del carcere per i responsabili di incidenti mortali.

Dopo gli incidenti di sabato 15 Ottobre, però, gli anziani si sono superati, facendo arrivare le loro esternazioni al limite tra paradosso e comicità più assoluta. La proposta di reintroduzione della legge Reale, che darebbe più potere alle forze dell’ordine, giunge proprio il giorno prima della manifestazione nazionale che raduna di fronte ai palazzi del potere tutte le forze dell’ordine.

Dalla polizia, alla guardia forestale fino ai pompieri si ritroveranno a Roma per chiedere, simbolicamente, ai cittadini di aiutarli a rifornire di benzina i propri mezzi; quei mezzi che garantiscono la nostra sicurezza.

La proposta stessa, a testimoniare il proprio carattere populista, giunge con due giorni di colpevole ritardo rispetto ai fatti che dovrebbe prevenire e che hanno, giustamente, squassato gli animi, già turbati, dell’opinione pubblica.
Questi esempi sono esplicativi di come siano sempre necessari morti e violenza per tentare di far lavorare un parlamento lento e ingolfato, come gli anziani che lo abitano, un parlamento dovrebbe colmare i vuoti legislativi presenti nel nostro paese come attività quotidiana e non eccezionale.

Le proposte fatte sostengono, giustamente, che le forze dell’ordine debbano avere la possibilità di effettuare arresti preventivi, al fine di garantire il democratico diritto di manifestare e protestare, ma questi criminali dove andrebbero a finire? In quelle patrie galere zeppe fino all’orlo di stranieri senza permesso di soggiorno?

Troppe volte i nostri anziani hanno utilizzano l’arma del populismo, provocato da eventi eccezionali, per poi far tornare il dibattito all’interno dei palazzi sui binari della loro normalità. Questa volta poi, lo fanno senza nemmeno un briciolo di fantasia rievocando una legge vecchia di trentasei anni, che da amante della libertà, spero non venga reintrodotta integralmente; dato che al suo interno prevedeva anche il giustificato uso delle armi da fuoco.

Non ci possono non tornare alla mente le immagini delle rivoluzioni arabe appena concluse: Boulevard Bourghiba, a Tunisi e Piazza Tahrir, al Cairo; sono esempi di testimonianze troppo recenti di quali siano i rischi di una decisione simile.

Questi fatti e queste affermazioni, sono un’ennesima dimostrazione di scollamento tra gli anziani e l’Italia. I primi sono troppo concentrati sul mantenimento del loro status quo. I palazzi, da troppo tempo, non riescono a percepire i cambiamenti che sta attraversando il nostro paese, nonostante abbiano tutti gli strumenti necessari a conoscerli e, quando questi possano essere pericolosi per la società, prevenirli.

Forse gli anziani dovrebbero ascoltare di più quello che le differenti componenti della società vorrebbero riportare loro, ma, al contrario, se ne stanno nei loro palazzi a guardare l’Italia decadere come si guarda un trenino deragliare dai binari del progresso.

Questa superbia e arroganza non li porta a vedere il cambiamento sociale in corso e nemmeno la stragrande maggioranza della piazza che sabato ha manifestato il proprio malessere.

La conseguenza a questa cecità è l’incapacità nel trovare soluzioni valide ai nostri problemi e la non concessione, al nostro popolo, di attuare quel cambio di marcia che tutti stanno chiedendo a gran voce per il nostro stesso futuro.