La spending review vista dalla Sicilia
L’espressione “spending review” mi fa sorridere. Non tanto per l’espressione in sé. Ma perché se calata nella realtà siciliana rischia di avere conseguenze devastanti e paradossali.
Andiamo subito al cuore dell’argomento. Un paio di dati su tutti forniti dalla Corte dei Conti – Sezione Sicilia. I dipendenti regionali sono 20.717 con 1.963 dirigenti e 70 dirigenti “esterni” (abbiamo anche i dirigenti esterni! – nda). Per i dipendenti la Regione ha speso un miliardo e 28 milioni di euro. La Lombardia, che ha quasi il doppio degli abitanti della Sicilia, spende “solo” 127 milioni di euro per 3.175 dipendenti, compresi 223 dirigenti. Ogni cittadino siciliano paga 325 euro l’anno per le spese del personale della Regione, al contrario un cittadino della Lombardia appena 26 euro! Evidentemente qualcosa non quadra. Questi dati mi fanno ricordare la denuncia dell’avvocato Bianco agli inizi degli anni novanta e la direttiva Ciampi afferente sempre a quella decade. L’avvocato Bianco è stato presidente della sezione siciliana dell’Anci e denunciò in maniera forte il fatto che i Comuni siciliani spendevano di più nelle “feste di piazza” che in spese in conto capitale. Denuncia che fa il paio con la succitata direttiva Ciampi che imponeva agli enti locali di destinare almeno il 40 % del loro bilancio a spese per investimenti o spese in conto capitale. Ma come si rende efficiente la spesa dei Comuni siciliani se le spese correnti – leggasi stipendi – ammontano a quasi la totalità dei bilanci? Pertanto, che tipo di “spending review” è ipotizzabile poter applicare qui in Sicilia se da un lato si hanno le spese per il personale e dall’altro servizi appena appena garantiti?
La “spending review” in Sicilia la sta realizzando, invece, la devastante crisi che opprime ferocemente i Comuni. Il Comune di Comiso ha dichiarato un dissesto finanziario di ben 25 milioni di euro, mentre da tre mesi i dipendenti del Comune di Modica non percepiscono lo stipendio. Visto che i bilanci sono asfittici e fortemente in passivo come li si può rendere virtuosi attraverso la “spending review”? Per esserci una “spending review”, in sintesi, ci deve essere un bilancio con un po’ di soldi dentro. Evento molto raro e unico qui in Sicilia.
Il prossimo step non sarà quello di costruire bilanci virtuosi, ma la chiusura sic et simpliciter dei Comuni. Capito il quadro drammatico della situazione? Dovete pensare che la Regione Siciliana ha solo 30 milioni di liquidità! Per non parlare del bilancio: 82 commi cassati dal Commissario di Stato, un mutuo di 500 milioni di euro bocciato dallo stesso Commissario, la tabella H per finanziare associazioni e istituzioni culturali azzerata e 150 milioni di euro un tempo destinati ad ammortamenti negativi trasformati in tagli lineari. Insomma, un bilancio non bilancio. Ennesima formidabile invenzione della Regione Siciliana. Capirete che introdurre in Sicilia la “spending review” non ha senso. Rassomiglia a implementare una cosa estranea senza tenere conto della reale situazione della Sicilia. La “spending review” sarebbe quell’arma letale capace di uccidere un malato in coma depassé. La Sicilia ha bisogno di ben altro.
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