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Europa: i soldi possono comprare il consenso?
Di Admin (del 02/10/2009 @ 18:14:31, in Mondo, linkato 843 volte)

Primo release - Draft

Roma, ottobre 2009

 

 Il referendum irlandese del 2 ottobre era atteso come forse l’ultimo di una serie di ostacoli che il progetto Europa, con la lungimiranza e l’ampiezza dei suoi obiettivi, doveva affrontare lungo il suo percorso.

 Le passate titubanze di alcuni dei Paesi Membri, il fatto stesso che la propensione dei Paesi nei confronti dell’Europa non sia scontata, e sia inoltre estremamente variabile dall’uno all’altro, deve indurci a riflettere profondamente non solo sul futuro dell’Europa, ma anche sul senso stesso di questo progetto. Qual è il vero obiettivo e quale l’essenza stessa di questo organismo che chiamiamo Europa? Qual è il collante che può davvero tenerne unite le parti?

 

 Coloro che fino a pochi giorni fa prevedevano che in Irlanda avrebbe vinto il sì, spiegavano la loro tesi con la crisi economica: in l’Irlanda le previsioni sul prodotto interno lordo parlano infatti per quest’anno di una contrazione dell'8 per cento, mentre la disoccupazione è triplicata rispetto al 2008. I soldi, quindi, per motivare lo slancio verso l’Europa, in un ragionamento che a prima vista non sembra neppure troppo strampalato.

Vision però, che con il suo progetto intende arrivare al cuore della questione Europa, è andata a fondo in questo ragionamento. Una prima, semplice analisi mostra già dei risultati sorprendenti.

Vision ha analizzato la relazione tra

  1. soldi che ogni Paese riceve dall’Europa (come indicatore abbiamo usato la quota di Fondi Strutturali pro capite in un Paese, cioè Fondi Strutturali destinati a quel Paese diviso il numero degli abitanti) e
  2. “senso di appartenenza” di quel Paese all’Europa stessa (come indicatore l’affluenza alle elezioni Europee in quel Paese)

Come emerge chiaramente dal grafico, tra i due indicatori esiste una correlazione negativa.

Non solo quindi i soldi non “comprano” l’attaccamento all’Europa, ma i due aspetti sembrerebbe in parte essere contrapposti.

 

Se orizzontalmente il grafico appare nitidamente ripartito in due blocchi (i Paesi appaiono divisi in base alla minore e maggiore spesa da parte dell’Europa), non è altrettanto facile individuare un criterio “verticale”.

Possiamo comunque osservare che i più alti picchi sono stati raggiunti in Paesi della vecchia EU 15 (Lussemburgo e Belgio oltre 90%, Italia al terzo posto col 65%), mentre in fondo alla classifica si piazzano gli Stati entrati nel 2004. La new entry Romania è al quartultimo posto. Tuttavia, tra gli EU 15, piuttosto “distaccati” nei confronti dell’Europa sono Gran Bretagna, Paesi Bassi e Portogallo. E’ stata invece eccezionale la partecipazione dei piccoli Stati insulari di Malta e Cipro.

Vision proseguirà con quest’analisi osservando la correlazione tra insieme dei fondi (non solo strutturali) elargiti dall’Europa ai Membri, e voti specificamente attribuiti a partiti pro-Europa.

 

….DA CONTINUARE…..

 

 

 

 

 

 

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