L'Italia nasce a ...Parigi, sembrerà strano ma è la pura verità. Il conte Cavour parlava francese, il dialetto piemontese e l'italiano ,in quest'ordine d'importanza. Faceva affari quotidiani a Parigi.
Era figlio di un commerciante di granaglie e si occupò degli affari di famiglia sin da giovane. A Parigi studiò alla Sorbona e conobbe e frequento gli intellettuali italiani . Si accoppiarono in Camillo Benso due spettacolari esperienze : la conoscenza empirica (ed aerea) delle dinamiche politiche e ideali con la conoscenza pratica del vivere quotidiano da commerciante alle prese con una massa di furbacchioni con il pelo lungo sullo stomaco. Dove le regole vengono piegate tutti i giorni all'interesse del mercato e dei profitti. E' l'anno 1847 che fece diventare il conte un nababbo con spettacolari speculazioni alla borsa di Parigi. Tornato a Torino comincia la sua avventura politica fatta di successi notevoli per la liberazione dei commerci con la fine dei dazi doganali con la Francia e con altri paesi.
Essendo uno dei grandi elettori ( all'epoca erano in pochi a votare e dovevano essere ricchi e nobili) approfittò con sagacia delle conoscenze politiche parigine e cominciò la sua carriera politica a Torino, scalando in breve la vetta fino a diventare primo ministro dello Stato Sabaudo.
Come si evince dalle letture sul Conte non c'era parola alcuna sull'unità d'Italia , mentre il chiacchiericcio degli intellettuali dell'epoca sull'unità del paese lo infastidiva e non poco. Essendo un uomo pratico si dedico a cose pratiche , per esempio a muovere più velocemente uomini e merci. Pertanto si fece promotore del rimodernamento della flotta ed iniziò a collegare via ferrovia Torino con le città commerciali d'Italia e di Francia. E' in quest'azione di inizio industrie e di investimenti commerciali che va inquadrata l'unità d'Italia. Certo era anche editore del “Risorgimento” ma ai salotti chiacchieroni preferiva la battaglia politica sulle cose da fare. Diciamo che non fu un propagatore di idee da salotto “televisivo” ma un fattivo lavoratore che vedeva nella circolazione dei beni la fonte delle ricchezze per molti. E questo veniva direttamente dalle buone letture di libri inglesi, e anche dalle frequentazioni in terra britannica per ampliare le conoscenze industriali.
Vorrei qui segnalare che il Conte non aveva, come i nostri politicanti, nessun timore per le caste dominanti a Torino. Impararono in fretta a mantenersi nel proprio ambito senza travalicare, senza tergiversare, senza mettersi di traverso. Senza manifestare tutti i giorni il proprio IO superiore.
Diciamo che oggi il grande male italico è costituito da molti IO giganteschi in corpi abbastanza normali, se non debilitati dai salotti! Questi IO si combattono come fanno i ragazzini a scuola . Il dialogo è il seguente “ IO SONO MEGLIO DI TE” di rimando “ NON E' VERO, IO SONO MEGLIO DI TE” . Può venirci fuori una bella canzoncina rap o una tarantella!
Ripensare al Risorgimento per accoglierne appieno gli insegnamenti, tralasciando le parole fatue dell'idealismo, significa anche riprendere tutto il discorso sulle infrastrutture. Ad esempio la tratta ferroviaria ad alta velocità, il ponte di Messina, etc. etc. Cioè ricominciare a pensare “pedestramente” alle maledette cose da fare per stare al passo con le altre nazioni europee, cominciare ad inserire nella nostra legislazione il meglio delle leggi Inglesi, francesi e tedesche.
Non sarebbe male consigliare ai nostri politici di fare le fotocopie delle leggi che ci mancano, tradurle e votarle. Si farebbe in fretta e bene. Sono leggi collaudate e ben funzionanti. Sono 60 anni che si parla di riforma della magistratura. Lasciate perdere! Prendete le leggi inglesi che regolano la materia, traducetele cosi come sono scritte, non aggiungete neppure una virgola, stampate e votate. Questa sarà una vera rivoluzione liberale.