La mia idea è che l’Italia sia oramai divenuta definitivamente un paese schiavo dei connubi tra grandi e piccole mafie, e un sistema economico di poteri raffazzonati che stanno in piedi grazie a piccoli monopoli e assenza di una reale economia di libero mercato. Il paese non è in mano a politici corrotti e/o inefficienti. Il paese è controllato da faccendieri e avanguardie becere di un sistema economico stantio, che si basa su accesso privilegiato ai sistemi criminali nazionali e globali e alla possibilità di operare in un sistema di ampia illegalità. Certo, non è semplice trovare un’analisi lucida e complessiva dei complessi intrecci tra politica, economia e costume italiano, ma basta limitarsi a sfogliare un qualsiasi quotidiano, di qualsiasi orientamento politico (difficile trovarne oramai di orientamento “informativo”), per avere un’idea di massima di cosa possa “bollire” in pentola. E poi, certamente, chiuderlo per disgusto. Ora vi chiederete, mi chiederete, “posto che ciò sia verosimile (davvero ve lo chiedete?), ma che c’entra tutto ciò con il Risorgimento?"
Presto detto. In questo periodo storico stanno avvenendo, o potrebbero avvenire, o potrebbero essere raccontati meglio, i seguenti fatti. Da un lato è imminente la commemorazione dell’Unità d’Italia, dall’altro si dibatte (ah il significato perso delle parole!) sulla più corretta struttura dello Stato Italiano (pare in prospettiva federale), dall’altro infine si cerca di costruire il consenso su un processo carsico, teso a promuovere l’idea che l’Europa come è intesa oggi non ha più senso di essere, e che si dovrebbe lasciar stare tutto, o al massimo prevedere una “Europa a due velocità” e due monete (qualsiasi cosa ciò significhi, aggiungo io). Ora, tutti e tre i temi sono di assoluta rilevanza e attualità. La celebrazione e discussione del Risorgimento in Italia, il dibattito sulle forme più adeguate ed efficaci di articolazione e gestione della cosa pubblica (sempre giova ricordarlo: “Res Publica”), e la discussione sui modelli più efficienti e sulla modalità di intervento rispetto ai (larghi, molto larghi) margini di miglioramento della burocrazia Europea. Ciononostante, il dibattito non c’è. C’è una pantomima, una farsa, una soap opera, un reality show (dove è la “realtà” che diventa spettacolarizzata e perde senso, si badi bene, non lo spettacolo che si fa “reale” e quindi autentico), gestito dalla marmaglia monopolistico-dittatoriale-mafiosa che guida questo paese.
E, udite udite, si tratta di marmaglia assolutamente “trasversale”. Non sarà sfuggito ai più attenti un certo dibattito in terra straniera da parte di esponenti dell’industria italiana, non certo schierati a centro-destra, che legittimavano l’idea di un’Europa a due marce, nonché della necessità di mantenere un sistema illegale nel sud Italia per mantenere il sistema competitivo economicamente. Giuro, almeno sui giornali c’era scritto questo! Non fuggiranno i dibattiti sulla “fine dell’Europa” promossi in luoghi e testate quantomeno liberali. Nessuno pare inoltre porre, in nessun luogo istituzionale e non, la banale domanda: “ok il federalismo, ma esattamente di che stiamo parlando?”. Cioè lo fa qualcuno a destra, ma non ha molto seguito (a parte il legittimo dubbio che lo faccia per avere una qualche minima visibilità). Nessuno, infine, che proponga nel contesto importante dei due precedenti temi, il dibattito aperto sui grandi pensieri del Risorgimento e sul ruolo che il movimento Italiano ha avuto nel più ampio contesto dell’Unione Europea (o unione dei popoli europei, o se vogliamo comunità economica europea). Non a caso il trattato fondamentale fu firmato a Roma!
Siamo quindi in presenza di un momento epocale per il futuro del nostro paese, ma anche per il continente europeo, e certamente per le dinamiche globali sia in termini socio-economici, sia istituzionali, sia certamente ambientali (checché se ne pensi del dibattito sul “cambiamento climatico” è evidente che sistema economico, ambientale e sociale hanno raggiunto un livello di interdipendenza unico nella storia della nostra civiltà). In tutto questo, il dibattito europeo, non solo quello del nostro paese (finché dura), rischia di divenire schiavo di triumviri e valletti di un potere economico da “ancien regime”. La marmaglia che scandisce i ritmi delle nostre misere vite da cittadini, forte di un consenso che si basa su abusi, menzogne e corruttele, ha infatti accesso a tavoli di negoziazione e di influenza politica che vanno ben oltre le linee del Piave. Si tratta, sì, di un nuovo “risorgimento italico”, ma ahimè di un Risorgimento in cui il valore principe non è la solidarietà e il bene comune, sia esso di stampo laico-liberale, repubblicano, cattolico o socialista. Il nuovo risorgimento italico è il risorgimento dei palazzinari, dei piccoli imprenditori che evadono per fare cassa e andare in vacanza ai caraibi, dei settori industriali e agricoli che vivono sulla manodopera illegale a basso prezzo fornita dalle mafie locali e che sfrutta le larghissime sacche (dighe?) d’illegalità del paese.
Tutto bene, tutto a posto. Tanto a rimetterci, al solito, sono onesti lavoratori, imprenditori ligi e sinceramente liberali, cittadini che credono nell’esercizio dei propri diritti e doveri per contribuire ad un reale bene comune. Sarebbe bello riprendere i dibattiti risorgimentali, di ogni fazione, a patto di accettare il comun denominatore del rispetto del bene comune. Sarebbe un ottimo punto di partenza per capire finalmente come impostare un sistema federale in Italia che punti su efficacia ed efficienza e promuova sistemi economici trasparenti assistendo chi non ha accesso al mercato. Sarebbe anche un ottimo punto di partenza per reimpostare un sistema europeo che, certamente, sta deragliando, ma che altrettanto certamente, è un tassello quantomeno utile e strategico al fine di garantire prosperità ed equità per tutti i cittadini europei. Buon anniversario a tutti!